Rubrica Berlinguer ti voglio bene: La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

La vita è un atto politico. Ecco cosa penso: ogni gesto e parola che facciamo o diciamo, dalla più futile a quella più impegnativa, è una scelta nostra. Questo crea un atto politico. Per questo credo che “filmare” sia un gesto assolutamente politico. La volontà dell’industria di creare l’immaginario pubblico, da una parte, ma anche la resistenza di alcuni straordinari Uomini  di voler portare avanti un modo di far cinema legato alla militanza, alla presa di coscienza, alla denuncia e alla riflessione. Io vivo per questo cinema. 

Il momento pila battaglia di algeri 4ù difficile era legato alla scelta della prima pellicola da trattare in codesta rubrica. Ho vagliato diversi titoli e poi ho scelto questo: La Battaglia di Algeri . Perché penso che sia, per i cinefili attuali, una chicca rarissima e un modo di dover affrontare un tipo di far cinema pressoché scomparso. Anzi: scomparso del tutto.

Gillo Pontecorvo gira una vera e propria lezione su come nasca, prosegua, crolli e risorga, una guerra di liberazione. Girato sul luogo dove avvennero i fatti reali, osteggiato e censurato in Francia fino al 1971, usato come mezzo di formazione contro rivoluzionaria all’ Esma in Argentina, questa opera può ben definirsi : capolavoro.

La storia è quella della lotta del FLN algerino contro l’occupazione colonialista francese. Il regista, per fortuna, evita la morale liberale, cioè: equidistanza, pacifismo ad oltranza e di fatto a favore degli occupanti, e mette in scena una rigorosa, travolgente, importante, lezione di storia sulla la battaglia di algeri 5guerriglia e la rivoluzione.  Attraverso la storia di un ladruncolo che in carcere prende coscienza della causa nazionale, del capo dei parà francesi (chiamato per soffocare la rivolta), e sopratutto le persone che subiscono queste azioni o si ritrovano coinvolti.

Pontecorvo  ci rammenta che non esiste l’innocenza. Dal soldato che tortura, al cittadino medio che si senta autorizzato a demonizzare e insultare il diverso, per quel senso di superiorità che abbiamo noi occidentali, fino ai collaborazionisti algerini.  Lo stile è documentaristico, secco, preciso. La commozione si manifesta non tanto per un singolo, quanto per la sofferenza e la lotta sacrosanta di un popolo

Oggi un’opera di questo tipo attirerebbe l’ira delle brave persone. Quelle che a furia di autocritica sul loro passato, sono arrivati a buttar la battaglia di algeri 3via il bambino con l’acqua sporca. Per questo (ripeto) codesta opera è un caso unico e raro per i cinefili più giovani. Un film fondamentale per la nostra memoria storica, per porsi domande profonde: ” Cosa avrei fatto io, se fossi stato un algerino?” Di questi tempi codesta domanda sarebbe già rivoluzionaria. Visto che noi siamo abituati a soffrire solo per i nostri morti e a giustificarci sempre. Gli occidentali sono vigliacchi sotto questo punto di vista. Parlano di rispetto per le persone, ma applaudono i loro militari che bombardano e ammazzano in giro per il mondo, la loro polizia che massacri studenti e comunisti, ma che non venga a romper il cazzo a me “onesto cittadino”. Per questi motivi credo che il cinema militante serva, per questo credo che La Battaglia di Algeri  sia un film fondamentale e da vedere, perché ci spiega come nasce una guerra anti imperialista, anti colonialista, ma sopratutto dovrebbe far venir qualche dubbio sulla giustezza del sistema liberal-capitalista, che prospera attraverso lo sfruttamento e la repressione delle classi meno abbienti, il conflitto e le contraddizioni all’interno di esso, e il colonialismo, e sopratutto perché un film superbo. Girato benissimo, solido nella sceneggiatura ad opera del mai troppo compianto Franco Solinas, opera imperdibile.

 

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