Rubrica Il pranzo di Babette: Waitress di Adrienne Shelley

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Un film come Waitress fa rimpiangere la morte della regista, uccisa a causa di un furto. Avrebbe potuto lavorare ancora a lungo e bene, a giudicare da questa sua opera prima. Perché Waitress è una di quelle commedie che ha il raro dono della leggerezza. Leggerezza rappresentata e simboleggiata dai colori pastello che invadono tutta la pellicola, dai colori accesi delle torte che Jenna prepara, dallo sguardo dolce e triste di Keri Russell, la splendida protagonista.

Jenna è una cameriera con la passione assoluta per la realizzazione di torte. Ogni giorno inventa una nuova ricetta e la serve ai clienti del locale in cui lavora. Vessata da un marito egoista e brutale, Jenna si trova inaspettatamente incinta. Ma l’incontro con il nuovo ginecologo che si occuperà della sua gravidanza riscriverà gli equilibri tra i personaggi della storia.

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La trama del film è poca cosa. Quello che lo rende delizioso sono i personaggi, stralunati e naif, di cui è popolata la pellicola. E le torte. Sì, perché le torte diventano una proiezione dei pensieri di Jenna. Ogni volta che la protagonista è arrabbiata, felice, delusa, tormentata, i suoi pensieri si materializzano in torte da preparare, ricette che nascono estemporanee dai suoi pensieri e descrivono lo stato d’animo che, di volta in volta, Jenna si trova ad affrontare. È questa la particolarità e, nello stesso tempo, la carta vincente del film.

Ma non va trascurata neppure una felicissima descrizione della condizione femminile, attraverso le diverse esperienze di Jenna e le sue due amiche e colleghe, interpretate rispettivamente dalla regista stessa e da Cheryl Hines. Alle prese con scelte di vita completamente diverse le tre donne si dimostrano, però, accomunate da una grande caparbietà e da una franchezza che le rende assolutamente irresistibili.

Ricetta Pasticcio del bambino odioso (già Pasticcio del bambino che non voglio da Earl)

Ingredienti

Per la pasta frolla

150 gr di burro fuso

2 uova

6 gr di sale

300 gr di farina 00

Per il ripieno

150 gr di Brie

150 gr di prosciutto cotto affumicato

3 uova

pepe q. b.

Dosi per una tortiera da 26 cm di diametro

Per prima cosa preparare la frolla salata sbattendo le uova e salandole. Poi aggiungere il busso fuso e freddo e amalgamare bene. Infine aggiungere poco alla volta la farina setacciata. Mescolare rapidamente il tutto con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo, formare una palla, avvolgerla nella pellicola e far riposare nel ripiano basso del frigo per almeno mezz’ora. In frigo la frolla acquisterà consistenza e si compatterà. Il tempo di riposo indicato è quello minimo ma è possibile far riposare la frolla anche più a lungo.

Riprendere la frolla dal frigo e stenderla con il mattarello su un foglio di carta da forno. Con la frolla foderare la tortiera ricoprendo fondo e bordi; si può usare direttamente la carta da forno su cui si è stesa la frolla. Bucherellare il fondo della torta con i rebbi della forchetta per impedire che gonfi in cottura. Adagiare sul fondo il Brie tagliato a fette, il prosciutto affumicato a fette o a dadini e, infine, ricoprire il tutto con le uova sbattute e pepate.

Cuocere in forno preriscaldato a 180° a metà altezza per circa 35 minuti. Controllare che la superficie non scurisca troppo, in tal caso ricoprire con un foglio di alluminio e proseguire la cottura. Sfornare e servire la torta tiepida.

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Post scriptum

L’articolo viene pubblicato con una settimana di ritardo, come anticipato dai social, proprio a causa della ricetta. Dovete sapere che io ho sempre avuto un grosso problema con la pasta frolla perché non mi è mai riuscito farla. Anche nel caso della prima prova di questa ricetta il risultato è stato disastroso. Poi ho riflettuto. Tutte queste ricette che raccomandano di lavorare gli ingredienti ben freddi, di partire unendo farina e burro a formare un composto granuloso, di stare attenti a non far impazzire l’impasto eccetera non mi convincevano ma, soprattutto, si sono sempre rivelate disastrose per la sottoscritta. Così, nell’intraprendere l’ulteriore tentativo di creare questa ricetta ho ragionato, essenzialmente su un punto: ma nel 700, quando non c’era il frigorifero, come cavolo facevano ad avere tutti questi ingredienti freddi? E mi sono detta che, in fondo, non doveva essere così essenziale. Così mi sono inventata una ricetta per la frolla che a me convince molto di più e il burro l’ho addirittura fuso! E il risultato (anche se non starebbe a me dirlo) è stato meraviglioso! Una frolla fragrante  friabile e che, finalmente non si sfalda, né a stenderla né in cottura! Una rivoluzione!

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