Rubrica Berlinguer ti voglio bene : La Rieducazione di Amanda Flor

Il cinema è un lavoro che si basa sul collettivismo. Per far un buon film serve una troupe affiatata, di professionisti, un comune sforzo ed obiettivo. Certo, le scelte del produttore e del regista sono la linea da seguire, ma per arrivare a quell’obiettivo serve un delicato equilibrio di relazioni e collaborazioni con il resto dei lavoratori.

Il cinema è lavoro. Composto da maestranze che fanno lavori pesanti e molto fisici. Un set è come un cantiere, una fabbrica, luogo dove la gente fatica per costruire prodotti da vendere. Oggetti utilissimi e fondamentali per la gente, ma è lavoro e fatica.

Spesso lavori precari e poco pagati.  Per questo motivo non trovo così strano che il cinema parli di lavoro.

La Rieducazione è un’opera che affronta, in modo diretto e duro, il problema della sopravvivenza sul posto di lavoro, ai tempi magnifici del mercato libero e selvaggio. Senza nessun tipo di certezza economica, persi in un disperato individualismo.

L’egoismo di chi deve sopravvivere, più che vivere.

Il film è scritto, prodotto, interpretato, da un gruppo di giovani romani, i quali hanno messo in comune il loro stipendio da precari per mostrare a un mondo cieco e indifferente, come moltissimi vivono oggi. Costato solo 500 euro è un’ opera sincera e dura che riprende la realtà così come è. Il collettivo non è composto da “professionisti” del cinema, ma da veri professionisti del lavoro precario e sfruttato. Questo lo noti dai dialoghi e dalle situazioni, mai un momento di sospensione della realtà. A discapito anche del cinema e del suo linguaggio. Questo è un limite evidente di questa opera. Non sempre a livello recitativo si è preparati, a volte assistiamo a ingenuità che non possiamo ignorare solo perché il tema è importante.

Quanto però possiamo sorvolare su certi momenti non proprio riusciti? Quanto un film può dirsi riuscito se effettivamente ti coinvolge, ti fa arrabbiare, riflettere e discutere? Per certi aspetti una troupe e un cast di professionisti del cinema avrebbe assicurato una miglior presa sul pubblico (intendo quello vasto) d’altronde avremmo anche perso del tutto la potenza, la forza, la verità di questa pellicola.

Cosa racconta La Rieducazione ? Di un giovane laureato. Un ragazzo brillante, che fa volontariato presso la parrocchia, pieno di interessi e di ottima cultura. Purtroppo, come molti, non trova lavoro. Suo padre stanco di sostenerlo economicamente, lo raccomanda a un poco di buono. Uno di quelli che si vantano di esser imprenditori, ma in sostanza sono dei mascalzoni che sfruttano sottoproletari e gente allo sbando, addirittura gli amici, pagando sempre in ritardo e facendo lavorare la manodopera in condizioni pietose. Il giovane laureato si troverà quindi a vivere in un mondo difficile e violento, subendo le angherie dei colleghi e le subdole manovre del capo. Scoprirà un mondo senza solidarietà di classe, ma dominato da lecchini, ignoranza, apatia, rassegnazione e rabbia. Amaramente è questa la rieducazione che subisce, non per migliorare come cittadino, ma per peggiorare sotto tutti i punti di vista. Fino a quando….

Non è facile sostenere tanto pessimismo, a un passo dal disfattismo. Vero e credibile però è il modo e le condizioni in cui lavorano, e la tristissima fine del proletariato: guerra tra poveri, servilismo per ottenere una manciata di soldi, insofferenza nei confronti del compagno di lavoro, attaccamento idiota alla fatica perché arma da usar contro chi si invidia perché vive meglio. Bruttissima fine, quella del proletariato. Le colpe sono delle forze della sinistra che non è stata più capace a riorganizzare e rieducare le masse. I risultati si vedono

Ed è una pietra tombale anche sull’idea stessa di rieducazione. Sottoponendo una persona a un lavoro fisico massacrante, non avrai mai una persona libera. Non avrai mai un individuo maturato e che sosterrà le idee giuste, ma un frustrato rabbioso.  Uno che odierà ancor di più il sistema.

Proprio per questo  La Rieducazione  è un titolo che suona doppiamente amaro

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