Mar Nero di Federico Bondi

LEI

È sempre difficile parlare della vecchiaia. Difficile perché è una cosa che riguarda tutti, perlomeno nelle aspettative. La vecchiaia ha molto in comune con l’infanzia. Entrambe sono fasi della vita che (quasi) tutti esperiamo e che ci vedono fragili, spesso indifesi e, quasi sempre, alla mercé degli altri, di qualcuno che deve prendersi cura di noi. Ma quello che differenzia la vecchiaia dall’infanzia è il fatto che quasi tutti quelli che ne parlano devono ancora attraversarla. Per cui se sull’infanzia è socialmente consentito (anche se profondamente sbagliato) darne un giudizio che la sminuisce basandosi sul fatto che, essendoci già passati, sappiamo benissimo come relazionarci ad essa, sulla vecchiaia non è altrettanto facile farlo perché, in fondo, tutti la temiamo, ne abbiamo paura e, in certi casi, ne siamo terrorizzati. Dopo aver passato una vita a reputarci indipendenti ed autonomi ci troviamo nella condizione di dover dipendere nuovamente da un altro e, molto spesso, questa situazione non ce la siamo costruita nel tempo ma la subiamo. Perché quello di considerarci indipendenti dagli altri, per me, è decisamente il male del nostro secolo. E la vecchiaia è il momento della resa dei conti. Allora la vita ti sbatte in faccia che non è affatto così. E quasi tutti siamo impreparati ad affrontarlo.locandina

È sicuramente impreparata Gemma (Ilaria Occhini: splendida!) la protagonista di Mar Nero, pellicola di esordio del fiorentino Federico Bondi. Infatti reagisce a tutto con un astio ed un’acredine che, in realtà, nascondono una profonda sofferenza. Gemma soffre per la morte del marito e nel ritrovarsi sola, dato che il figlio e la nuora vivono a Trieste. Soffre perché si sente trascurata ed abbandonata alle cure di una ragazza straniera che considera una bambina e con cui non sa come comunicare, dato che parla pochissimo l’italiano. Soffre per dei dolori articolari lancinanti che la tengono sveglia di notte e per la paura di peggiorare, di non riuscire più neppure a camminare.

Eppure dal rapporto con Angela, la giovane badante rumena (bravissima anche Dorotheea Petre che ci regala una dolcezza che difficilmente si dimentica), Gemma impara di nuovo a consolidare una relazione affettiva, impara che può fare ancora qualcosa per qualcuno, sentirsi di nuovo utile.

Il film di Bondi è un film piccolo nella confezione ma grande, anzi grandissimo. Perché è un film che conosce la misura, non vuole strafare, mettersi in mostra, dimostrare nulla. Vuole raccontare una storia fatta di piccoli particolari, di emozioni che commuovono senza il ricatto morale delle lacrime. È uno di quei film che ti sussurrano che c’è ancora qualcosa e qualcuno per cui vale la pena impegnarsi ed amare.

Mar Nero è una pellicola piena di scene perfette per come la macchina da presa inquadra i personaggi senza bisogno di nessun dialogo, per  come inquadra i paesaggi e lo scorrere lento di due fiumi, in parallelo, l’Arno e il Danubio, per come inquadra i gesti, quello di una mano rugosa ed incerta che pulisce un rasoio elettrico. Ma è un film fatto anche di dialoghi: pochi, misurati ed intelligenti. Esemplare è quello al pranzo di Natale quando Gemma parla al figlio e alla nuora di cosa significhi essere una famiglia in Romania, dove si percepisce tutta la malinconia e l’amarezza di non emaxresdefaultssere riuscita lei a fare altrettanto.

Infine un altro grande merito di questo film che, probabilmente, può percepire solo chi a Firenze ci vive, è il fatto di aver rappresentato la città da un punto di vista inedito: quello della periferia. Un punto di vista inedito ma molto vivo, reale, pieno di solidarietà, variegato e multietnico. Anche questa oggi è Firenze. Ed è bella.

LUI

Si dovrebbe insegnare alla gente ad accettare la vecchiaia. Spiegare a loro che è un passaggio obbligatorio e spesso per nulla piacevole. Per questo è fondamentale , durante la vita, saper vivere con e per gli altri. Per non esser dimenticati. Età della perdita e del rancore, può inaspettatamente aprirsi verso nuove conoscenze, riscoprire il senso profondo e importante dell’amore. Questo potrebbe esser l’anima del film.

Cosa può saper una donna anziana del mondo? Un mondo che esiste oltre la sua esistenza fatta di ricordi, devastanti nostalgie, lamentele, rabbia? Poco o nulla. Infatti all’inizio Gemma non accetta la nuova badante e il disprezzo è l’unico mezzo di comunicazione che usa per relazionarsi con costei. Potrebbe andare avanti sempre così, come fanno molte persone anche più giovani: vivere con rabbia l’incapacità di relazionarsi, dando la colpa al mondo e mai a sé stessi

Vivere in difesa, con astio, giustificando la propria solitudine e il relativo fallimento umano, elogiando il cinismo. Certo, Gemma è anziana. Però la potente metafora alla base del film, si allarga a un modo comune di vivere e giudicare. Che va superato e spezzato. Tanto che la scena migliore della pellicola, la svolta decisiva, avviene quando la protagonista difenderà l’onore della sua giovane badante contro il razzismo idiota di una vicina di casa.

Da quel momento tutto cambia. Non si rimane vittime consapevoli dei ricordi tristi, non si rimane avvolti in un dolore castrante, ma si riconosce l’importanza delle persone e del mondo. Anche quando par di aver vissuto abbastanza.

Pare un film che abbia poco da dire, fatto quasi di nulla. Eppure Mar Nero è opera importante e profonda. L’anziano e lo straniero, due categorie emarginate e che creano fastidi e disprezzo, insieme scopriranno la gioia di vivere. Senza scene enfatiche ed imbarazzanti, ma attraverso i gesti del vivere quotidiano.

Ilaria Occhini  e Dorotheea Petre, sono indimenticabili, perché sanno dare ai loro personaggi una toccante e straziante umanità e verità. Quante volte, nella nostra vita, siamo stati sfiorati o abbiamo conoscmar nero 2iuto persone come loro? Tantissime. Il buon cinema, quello che funziona, ha questo di meraviglioso: rendere opera filmica anche le vite meno appariscenti, i fatti più normali e quotidiani. Questo è il cinema che amo e che voglio vedere.

Per questo ringrazio Federico Bondi, che ha saputo metter in scena una storia tanto ordinaria, normale, quotidiana, senza scadere nella retorica pietista o nel minimalismo inconsistente. Film da rivedere, riscoprire, per rammentarci come: il cinema italiano è vivo e lotta insieme a noi

Ultima nota positiva: Firenze. Fotografata nei suoi aspetti più insoliti, meno da cartolina per turisti,ma che non è mai brutta. Luogo di arte, cultura, a suo modo magico. E da un po’ anche casa mia. Seppure in modo incostante e frammentato, ma che sarà per sempre … Tra poco.

La città è protagonista, come merita. Come meritano le due donne.

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